mercoledì 14 dicembre 2011

Racist Christmas


I due episodi di violenza di stampo razzista che si sono verificati in questo Paese negli ultimi giorni sono indubbiamente la classica goccia traboccata da un vaso già colmo fino all’orlo di liquame o, se preferite, la punta di un immenso iceberg di merda.

L’incendio del campo rom di Torino, in cui per fortuna non ci sono state vittime, è diventato notizia da prima pagina quasi esclusivamente perché l’accusa di stupro formulata nei confronti di uno zingaro dalla “ragazza del paesello” è risultata essere un’invenzione di sana pianta fatta dalla stessa una volta persa la verginità, a causa del terrore che le incuteva una famiglia evidentemente un po’ troppo “all’antica”, che la sottoponeva addirittura ad esami medici per assicurarsi che il di lei imene fosse ancora ben saldo in attesa del matrimonio con qualche giovanotto italiano e responsabile.

Certo, facesse una cosa del genere una famiglia di religione islamica girerebbero già le raccolte di firme in piazza Navona, ma passiamo oltre.

Nel leggere i resoconti dell’episodio fatti dai media è palese che il fulcro della questione fosse, appunto, la bugia della giovane (che in quanto cresciuta in quella famiglia assolvo per capacità di intendere e di volere) e non l’incendio appiccato per ritorsione dalla folla inferocita alle baracche ove vivevano TUTTI i rom della zona (e non solo il presunto colpevole). Un po’ come bombardare un intero Stato per la fantomatica azione di un terrorista che si presume risiedere li… episodio paradossale ma avvenuto solo una decina di anni fa.

Traduzione: se lo stupro fosse stato realmente commesso, presumo che secondo l’opinione pubblica l’incendio sarebbe stato tutto sommato giustificabile. Magari stigmatizzato con la solita ipocrisia vetero-democristiana che ben contraddistingue la classe giornalistica di Spaghettiland, ma senza dimenticare le polemiche sul “problema sicurezza da affrontare”, sul “degrado”, sull'"impossibilità di convivere" e compagnia cantante.

Lo zingaro. Chiamiamolo pure così, senza distinzioni, che sia nato in Italia o nell’Europa dell’Est, anche se l’accezione comune del termine che va dagli abitanti di Bucarest (che, beninteso, odiano i rom anche più degli italiani) ai centravanti della squadra rivale è uno dei tanti raffazzonamenti e strafalcioni che escono dalla bocca dell’italiano medio, e che sono più difficili da levare delle macchie di cioccolato dalla tovaglia.

Lo zingaro, per la sua natura di “senza patria”, è infatti la figura più “anti-sistema” di tutte, e per questo indubbiamente la più odiata. Quanto questa “patria” in tempi di crisi sia diventata un baluardo e un appiglio anche per le fazioni politiche che si dichiarano di sinistra (ex-PCI docet) dovrebbe far riflettere sulla situazione ormai da baratro inoltrato in cui si trova qualsiasi buon senso in questa bella Penisola. Certi sentimenti d'appartenenza sono indissolubilmente legati all’egoismo, al razzismo, all’odio per il diverso. Nessuno mi convincerà mai del contrario.

Se il cittadino medio può a volte avere verso l’immigrato generico (mi scuso per la definizione approssimativa) una sorta di simpatia derivata da un presunto complesso di superiorità, perché anche il più ignorante dei contadini, in quanto italiano, si reputa un essere vivente di dignità superiore al venditore di rose pakistano, gli zingari sono inequivocabilmente considerati un “blocco unico” intollerabile. Fra di loro non può esserci distinzione fra la donna che chiede la carità o l'adulto violento, ma tutti, nessuno escluso, sono considerati solamente dei parassiti che non meritano di vivere nel “nostro” territorio.

Il raid piromane che parte spontaneo, è lo sbocco naturale di anni di Lega Nord, di Libero, di Studio Aperto, di deliranti discorsi di Oriana Fallaci o di Prosperini, di “dove andremo a finire”, di allarmi gonfiati allo spasimo da parte dei media su ogni crimine commesse da non-italiani a scapito di quelli che avvengono quotidianamente nelle famiglie o nei posti di lavoro, eccetera. Sono queste, le conseguenze, non solo i gruppi para-nazisti nati su internet su cui fingono di scandalizzarsi gli ospiti di Che tempo che fa.

Diverso, anche se più grave nell’esito, è a mio giudizio l’omicidio dei due uomini di colore che ha avuto luogo a Firenze per mano di un fascista di Casa Pound, o Forza Nuova, non importa. Dico diverso perché un conto è una folla organizzata che va ad assaltare un campo di baracche, un altro un singolo individuo che, dopo aver sparato pressoché a casaccio verso i neri, decide di suicidarsi. Non so quanti eroici camerati accetterebbero di finire con una pallottola nella loro testa vuota solo per togliersi lo sfizio di ammazzare qualche “impuro”. Anche qui, la notizia non pare essere che il soggetto fosse un nostalgico, ma che era depresso e leggeva Tolkien. In questo caso però ho rifiutato di ascoltare altre perle di spazzatura giornalistica per il pur minimo rispetto che porto al mio apparato uditivo.

Che sia comunque un caso isolato è forse una speranza, pur nella drammaticità e nel cordoglio verso quei due poveracci che avevano l'unica colpa di cercare di guadagnarsi da vivere.
Ad alcune cose non ci si vorrebbe nemmeno credere, pur amareggiati e disillusi come chi vi scrive.

Sono tempi bui, e fra una pubblicità del panettone, l’aumento del costo della benzina e la manovra economica, queste notizie così drammatiche sembrano quasi scivolare via, in attesa di altre peggiori. E leggendo le reazioni della massa a tutto ciò, ascoltando le loro parole, vedere ancora un filo di luce in fondo al tunnel è dannatamente sempre più difficile.

1 commenti:

nico ha detto...

Gran post Red! Siamo almeno in due a non poter essere convinti del contrario! Speriamo di vederci presto in quel Nord che è anche bello e ha anche belle persone, e in ogni caso tu qui puoi venire quando vuoi!