domenica 13 novembre 2011

Per il bene del Paese



C'è poco da gioire quando lo Stato dove vivi passa nelle mani di una massoneria imperialista e sionista come quella che rappresenta Mario Monti, uomo che ha come mito Henry Kissinger e che disse "Berlusconi va ringraziato perchè impedì la vittoria della sinistra di Occhetto e diede il via alla rivoluzione liberista", ma non posso comunque restare indifferente all'argomento del giorno.

Avevo 16 anni quando Silvio Berlusconi divenne presidente del Consiglio per la prima volta, facevo il Liceo e, per mia fortuna, non avevo grandi aspettative, visto che poi in effetti per quanto mi riguarda è andato tutto in modo abbastanza insoddisfacente e fallimentare negli anni successivi, in ogni campo.

La figura di Berlusconi e tutto quello che rappresenta ha accompagnato quindi la mia maturazione da adolescente a uomo, e non ho mai potuto ignorarla, nemmeno volendo. Non sono uno che si rifiuta di seguire l'attualità e resta ancorato al passato e ai bei (o meno) tempi andati, mi è sempre sembrata una cosa molto snob.

Il berlusconismo, ancora più del craxismo, ha sdoganato nelle persone comportamenti assolutamente privi di scrupoli e ritegno, con cui non sono mai riuscito a confrontarmi a parità di condizioni. Credo che l'Italia, che già faceva pena prima, in questi ultimi 17 anni e spiccioli sia peggiorata in maniera drastica anche e soprattutto per colpa del Cavaliere e dei suoi elettori. La musica, la cultura, la dignità dell'uomo, tutte cose finite in spazzatura a favore del Milan, delle barzellette, dell'apparire, del bunga-bunga, del "pestare le mani a chi arranca dentro la fossa" come cantava Claudio Lolli, dell'unico individuo che accentra spaventosamente solo su di se amore e odio, critiche ed elogi, l'odioso "o con me o contro di me".
Egoismo, ignoranza, disprezzo per chiunque osi pensare e vivere in modo differente: tutto questo è stato (ed è, perchè mica i sudditi spariscono purtroppo) il berlusconismo e alcune sue evoluzioni, o meglio, involuzioni, come leghismo e affini.

Io che non sono mai stato rampante, entusiasta e frequentatore di palestre come quei mediocri-ma-felici che nella vita mi sono poi passati davanti un po' in tutti i campi, non potevo che odiarlo, Berlusconi. Proprio per quello che rappresentava, visto che poi, in fondo, nessuno può niente da solo se non ha una massa ammaestrata e obbediente che lo segue.

Quindi dovrei essere contento che se ne sia andato. Si, in realtà lo sono, anche e soprattutto perchè per alcune persone a cui voglio bene oggi è un giorno di festa, e del doman non v'è certezza.

Certo, ritengo abbastanza grottesco scendere in piazza a sventolare quello straccio tricolore grondante di sangue, galera e falsità ed a cantare quella marcetta fascista e guerrafondaia che chiamano inno nazionale, anche perchè non arriva nessuna "liberazione", bensì cazzi da cagare, perdonate il francesismo, per il 98% della popolazione.
E soprattutto perchè a fare cadere il governo sono stati i mercati e la Banca Centrale Europea con l'appoggio decisivo di Germania e Francia, e non il "popolo sovrano", di questo sembra che non se ne sia accorto nessuno. Manco l'illusione della crocettina sulla scheda ci han dato, a sto giro.

Quindi lasciatelo stare il 25 Aprile, per cortesia, che era decisamente un'altra cosa, almeno nelle premesse, anche se poi ci ha trasformato in una colonia dei nazisti a stelle e strisce invece che in una dei nazisti dichiarati.

Attorno a quel 98% esiste un 1% di cui fanno parte Monti e Berlusconi, e un 1% di cui, almeno da esterno, faccio probabilmente parte io (un pezzo interessante al riguardo http://finimondo.org/node/522). Ma solo uno di questi due uni per cento ha il coltello dalla parte del manico, l'altro si prende solo insulti bi-partisan e repressione consensuale.
E allora...cos'è cambiato?

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che tristezza.D'altra parte hai ancor più tristemente...ragione.
Saluti

Gabriele ha detto...

Spero che almeno questo governo rimetta un po' a posto i bilanci. Per il resto non ho grandi aspettative, l'Italia resta quella di prima