venerdì 14 ottobre 2011

Sirte, (e il) mondo



Sirte non cede ancora, accidenti. I titoloni già pronti dei giornali, recitanti "libertà", sono in rampa di lancio come i coccodrilli dei papi morenti, ma debbono ancora aspettare. Sono appostati! Paiono serpenti pronti a scattare dagli hard-disk dei giornalai di tutto l'Occidente, per raggiungere le prime pagine dei giornali e sparare il proprio veleno: "libertà per la Libia! libertà per l'Africa!".

Il "sanguinario dittatore" per certi versi è già caduto, con le sue miserie, le sue amazzoni e la sua colpa di far vivere alla grande un intero popolo; fatto sta che è praticamente scomparso dalle scene, ma in Libia c'è qualcuno che ancora cocciutamente resiste.

Resiste, già, una parola che da fastidio all'opinione pubblica. Resiste la zanzara che dopo averti punto ancora si ostina a volare, resiste il mal di denti per cui dovrai sborsare 100 euro dal dentista senza fattura.

A resistere può essere un uomo qualunque, che aveva la sua casa e il suo lavoro, e che ora non ce li ha più. Qualcuno che di fronte all'attacco dei marziani liberatori occidentali resta quantomeno perplesso, visti gli illustri precedenti, su cui non tornerò, avendoli già ampiamente trattati.

Sirte resiste non PER Gheddafi, ma CONTRO l'imperialismo ormai dilagante operato dall'Occidente e fatto brillare per mano di quattro mercenari tagliagole e di un'infinità di bombe.

Così come in Siria, ultimo obiettivo del sanguinario Risiko NATO, determinate nazioni, che fanno parte di un territorio che ha sancito alcune regole politiche e sociali che debbono andar bene a tutti, hanno deciso che in alcuni paesi era necessario intervenire militarmente per cambiare le cose. L'uomo per fortuna non è fatto come un cazzo di smartphone di Steve Jobs, e può decidere di dire di no, anche a costo di rimetterci la propria vita.


Questo cartellone è molto esplicativo di una certa "sinistra" italiana, cui si aggrappano pur dignitosi cittadini, la stessa sinistra "radicale" che non ha avvertito il bisogno di affiggere alcun cartellone per i bambini morti a Tripoli, Sirte o Damasco sotto le bombe. Però non ci ha pensato due volte a ricordare un fantomatico "genio" dell'informatica.

Dal bassissimo punto di vista del mio inconsistente e solitario blog vorrei invece donare un umile ricordo, senza manifesti, per tutti i civili libici e siriani dilaniati dai bombardamenti NATO e rimasti senza vita o senza casa.

Domani ci saranno alcune manifestazioni, in Italia, da parte dei nostrani "indignados". Non parteciperò, per motivi personali, ideologici e, ahimè, geografici. Ma già mi schiero dalla parte di quelli che "resisteranno" anche ai soliti tentativi di buttare tutto in "manifestazione pacifica e ordinata", quella che vorrebbero i nostalgici di Jobs di cui sopra.

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