lunedì 17 ottobre 2011

Gli indignati che si indignano

Il Cairo, 2011



Roma, 2011



Le due immagini qua sopra possono sembrare a prima vista molto simili, ma in realtà sono quanto di più differente si possa immaginare in questi giorni.

Egitto, 2011: "la rivolta dei giovani nata da Facebook" (Repubblica), "la fame di libertà e democrazia delle popolazioni nordafricane" (Vendola o Bersani...non mi ricordo più), il popolo egiziano (o tunisino) che finalmente entra nel mondo civile. Lotte sacrosante per l'uguaglianza, la pace, l'amore e Madama Dorè. Ricordo per i più smemorati che tutto era nato da un aumento dei prezzi di alcuni beni di prima necessità imposto dal governo, dimostratisi insostenibili per la maggior parte della popolazione.

Roma, 2011: i criminali, i violenti, i "fascisti", i distruttori. Quelli che hanno rovinato un corteo pacifico con i cappelli colorati e i giocolieri. Tutto nato da una manifestazione per salvaguardare il futuro, che tradotto in italiano credo voglia dire permettere ai giovani di "farsi una famiglia" (mai nessuno che se ne voglia stare per i cazzi propri!), salvare il lavoro (per poi magari morirci) eccetera eccetera.

In fondo era esattamente quello che avevo previsto nelle ultime righe del mio post precedente. Non perchè sia il mago Barbanera ma perchè, ahimè, era tutto fin troppo facile, il classico assist a porta vuota.

Finchè la gente incazzata appare unicamente all'interno del nostro televisore, magari a schermo piatto, in fondo che ci vuole a dare sostegno agli "sfruttati"? A mettere come foto profilo su Facebook le foto di Piazza Tahir o di Atene? Se poi in Libia delle isolate bande armate di razzisti tagliagole cospirano contro un "dittatore" gradito al 90% della popolazione (e che dava alla stessa trecento volte in più di quello concesso da tante democrazie europee) ma ormai diventato troppo scomodo per l'Occidente, scattano anche gli aiuti militari, e tutti ad augurarsi che Gheddafi crolli, anche solo perchè era amico di Berlusconi ed accampava in tenda nella capitale del nostro Stato.

Ma qua no, non si può mica far casino, incazzarsi o mandare a fuoco alcunchè. Roma non è mica in Africa e questo comportamento non può essere minimamente tollerato.

Naturalmente, non vivendo in un mondo di fantasia, capisco benissimo che nessun politico o nessun banchiere potrebbe pronunciare frasi diverse da quelle uscite dalla bocca dai vari Di Pietro, Maroni, La Russa e compagnia, ci mancherebbe. Loro difendono il loro orticello, ereditato da altri come loro, per passarlo intatto ai loro successori, e se vedono qualcuno che dalle parole o dalle canzoncine satiriche passa ai crudi fatti si cagano addosso. Quel che è successo a Roma, viste le reazioni, è per loro una panacea che distoglie l'attenzione dai tanti problemi quotidiani, tanto che la polizia mi è sembrata decisamente più soft rispetto, per esempio, a Genova. Ma ora scatteranno le contromosse: agiranno in questi giorni, piombando nelle case di elementi che già conoscono benissimo, per incastrarli anche se non c'entrano nulla. Taglieranno le radici per evitare che l'erbaccia si espanda nei profumati giardini dello stato "libero e democratico".

Mi viene invece difficile commentare la reazione della maggioranza dei manifestanti.

Sono mesi che certa gente riempie i propri blog o i propri profili Facebook, triturandomi per altro i già provati coglioni, con miriadi di stronzate: manifesti contro Berlusconi, "riprendiamoci il futuro", articoli di Travaglio o di Gramellini, video di Saviano, canzoni, cori eccetera. Ho sempre evitato, schifato, di intervenire o commentare. E ora vengono fuori con la cazzata dei black-block che hanno impedito alle loro ragioni di essere ascoltate.

Cazzo, ma ci credete davvero o siete proprio solo dei grulli? La rivoluzione francese, quella russa, la guerra partigiana , tutti quegli eventi che hanno portato a cambiamenti radicali nella società, con cosa li hanno fatti, con i bavagli sulla bocca, gli spinelli e i giocolieri del cazzo? No! Con a guerra sul campo, giorno per giorno, col sangue, col terrore. I nemici sono le banche, ergo, distruggiamo le banche, materialmente: la strategia dei black-block (li chiamo così per comodità anche se mi sembra un termine riduttivo) può non essere condivisibile, ci mancherebbe, ma mi appare chiarissima; guerra aperta allo Stato, senza tanti fronzoli. O pensate che Mario Draghi, che vi ha benedetto il corteo giocoso e colorato in diretta tv, poi vi venga incontro e vi dia l'appartamentino, il posto in ufficio e i soldi per lo spritz alle 18? Svegliatevi, pirla! Eppure in media siete molto più colti del sottoscritto!

Ora, io non sto naturalmente dicendo che uno debba per forza avere il coraggio di fare una guerra con caschi e spranghe, o che la debba condividere. Perchè di guerra si tratta, se non si è capito. Io per primo questo coraggio non ce l'ho, forse ce l'avevo dieci anni fa, non ho nemmeno la voglia, ora mi sono tirato fuori, ho la mia vita solitaria e senza pretese e cerco di sfruttare il sistema invece di combatterlo, perchè l'abilità mia è quella. Di certo se volessi "salvaguardare il mio futuro" (e ridaje!) non mi farei la passeggiatina a San Giovanni sotto il sole a cantare "chi non salta Berlusconi è". Mi sentirei veramente un coglione patetico, e piuttosto me ne starei a casa mia.

Di certo però, quello è sicuro, non applaudirei la polizia, ne la inciterei a caricare della gente. Di certo non mi sarei scandalizzato a vedere un bancomat distrutto, una molotov tirata verso una banca o una camionetta degli sbirri in fiamme. Soprattutto, Mario Draghi l'avrei mandato a fare in culo subito!

Ma in fondo è quasi un sollievo vederli sbraitare, arrabbiarsi, "indignarsi" non contro lo Stato ma contro chi ha il coraggio che loro non hanno. Tanto la parte in cui NON stare l'ho già scelta, da tempo.

0 commenti: